Vita Consacrata: quale futuro?

CONGREGAZIONE
PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA
E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA

Augustinianum 30 gennaio 2016 (41)“La vita consacrata sta vivendo un momento di profondo cambiamento – ha detto Mons. Carballo nella sua relazione di apertura del Convegno conclusivo dell’Anno della Vita consacrata ormai arrivato alla terza giornata – che la sta portando a scoprire ‘il vino nuovo’ e a porsi una domanda: dove mettere questo vino, in otri vecchi o in otri nuovi?” È la riflessione che stanno portando avanti i consacrati riuniti, anche oggi, in cinque diversi convegni: uno sguardo profetico al futuro, un cammino da proseguire senza paura tra potenzialità e limiti (questo il tema proposto oggi per le contemplative), aperto ai bisogni della missione per vivere e donare la misericordia.

“Quest’anno della Vita Consacrata ci invita a tornare al primo amore, – ribadisce al convegno degli Istituti religiosi apostolici il Cardinale De Aviz, Prefetto CIVCSVA – non siamo fatti per le strutture né per le opere, anche se sono importanti ma non sono fondamentali. (…) E se dobbiamo lasciare andare qualcosa, questo non è per diminuire la nostra capacità di essere appassionati ma per aumentarla”. E rivolto alle vergini consacrate: “vivete la consacrazione come testimonianza del vostro Battesimo, tra la gente, ognuna nel suo lavoro, nel dialogo, con la vita. La verginità è esperienza di libertà”.

Mons. Carballo, alle Nuove Forme di Vita Consacrata parla di ecclesiologia di comunione: “Se tutti i carismi provengono dallo stesso e unico Spirito, allora, parlando in maniera oggettiva, non c’è un carisma che sia migliore di un altro. Tutti sono belli, tutti sono importanti, tutti sono necessari, tutti ugualmente degni. Ciò non impedisce che per ciascuno di noi il carisma al quale siamo stati chiamati sia, soggettivamente parlando, il migliore”.

Sr Nicla Spezzati, ASC, Sottosegretario CIVCSVA, esorta i religiosi: “Abbiamo paura della complessità del nostro tempo. Per noi invece è il tempo della grazia, dove Dio sta operando. Il nostro è un tempo complesso, è il tempo della problematicità di cammini, di recuperi, d’apertura in cui uomo e donna anche se frammentati sono capaci di progettazione possibile”. E prosegue: “Non è tempo di esploratori solitari, è tempo di cordate e comunione.”

Vivere una spiritualità fortemente incarnata nel tempo e nella storia, ha sottolineato anche la dott.ssa Giaccardi nella sua relazione al convegno degli Istituti secolari. Conoscere, abitare, contemplare: queste le parole-chiave della riflessione. Nella mattinata di oggi i partecipanti si sono divisi in gruppi per vivere, sul territorio, diverse esperienze sui temi dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso, dei giovani, della comunicazione, della cultura. Per il futuro: progettare cammini formativi che conducano ad abitare il mondo fraternamente.

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