L’esperienza di dio nella vicenda umana e spirituale di San Camillo

2 FEBBRAIO 1575 – EVENTO DELLA CONVERSIONE DEL S.P. CAMILLO DE LELLIS

LA CONVERSIONE

La conversione di Camillo

Per strada, andando egli a cavallo all’asino in mezzo di dui Otri di vino che stavano dentro un paio di bisaccie, andava tra se medesimo pensando alle cose dettogli dal P. Guardiano.

Mentre adunque andava così pensando, ecco ch’à similitudine d’un altro S. Paolo fù all’improvviso assaltato dal Cielo con un raggio di lume interiore tanto grande del suo miserabil stato che per la gran contritione gli pareva d’haver il cuore tutto minuzzato, e franto dal dolore, onde non potendo per la insolita commotione che sentiva in se stesso mantenersi più à cavallo, come abbattuto dalla divi na luce si lasciò cadere in terra nel mezzo della strada. Dove ingenocchiato sopra un sasso cominciò con insolito dolore, e lagrime che piovevano da gl’occhi suoi à piangere amaramente la vita passata. Dicendo con parole da molti singhiozzi interrotte: Ah misero et infelice me che gran cecità è stata la mia a non conoscere prima il mio Signore? perchè non hò io speso tutta la mia vita in servirlo? perdona Signore, perdona a questo gran peccatore. Donami almeno spatio di vera penitenza, et di poter cavar tant’acqua da gl’occhi miei quanto bastarà a lavar le macchie, e bruttezze de’ miei peccati.

Queste et altre cose simili dicendo, non si vedeva mai satio di percuotersi et darsi fortissimi pugni al petto, non h avendo ardire d’alzar più gli occhi al cielo, tant’era la vergogna, e confusione ch’aveva di mirarlo. Nel qual pianto stando esso ancora ingenocchiato (dopo h aver infinite gratie alla divina bontà rese, che con tanta patienza l’havesse fino à quell’hora aspettato) fece fermissimo proposito di mai piu non offenderlo, di far aspra penitenza, e sopra tutto di farsi quanto prima Cappuccino. Dicendo e replicando piu volte le seguenti parole: Non piu mondo, non piu mondo.

Da quel giorno in poi che fù alli 2 di Febraro 1575, anno santo di mercordi giorno sollennissimo della Purificatione della sempre immacolata Vergine, l’anno vigesimo quinto dell’età sua, insino al fine della vita mai più non si ricordò ne l’accusò la conscienza, per gratia d’Iddio, d’haver commesso peccato mortale che lui havesse conosciuto, ne tampoco peccato veniale volontario. [Vms. pp. 44-46] S. Cicatelli

 

Possiamo definire l’esperienza spirituale dell’uomo come una progressiva e nuova presa di coscienza del Dio del vangelo nella presa di coscienza di sè stessi. Viene alla mente l’immagine del “Castello interiore” di Teresa d’Avila, nella cui stanza più interna dimora la Trinità: ebbene, il cammino che la santa indica per l’incontro con Dio non ammette dubbi: “Portate il vostro sguardo al centro” (Mansioni I,2,8). È come se ci venisse donato un nuovo sguardo, un modo nuovo di guardare a noi stessi, mediante il quale –sorprendentemente – scopriamo anche la presenza di Dio. È l’inizio di un nuovo modo di definire sè stessi, a partire dall’esperienza di un amore incondizionato; un nuovo modo di definirci, dal quale non possiamo omettere Dio, pena la negazione della nostra stessa identità.

Questo nuovo modo di vedere sè stessi e Dio, è una disponibilità ad accettare noi stessi per quello che si è e a far esistere Dio per come si vuole rivelare. Un modo che inevitabilmente esige una purificazione della mente, del cuore, del desiderio, della volontà. Tra l’illusione e l’autentica esperienza di Dio, c’è dunque un passaggio obbligato: la conversione.

Ci avviciniamo dunque all’esperienza spirituale di Camillo, e lo facciamo proprio a partire dal momento della sua conversione.

Camillo viene chiamato da Dio al suo vero conoscimento” (Vms X)

Nonostante l’agiografia presenti il fatto come un momento puntuale e datato, la conversione di Camillo è stato un processo lento, durato tutta la vita, non certo un fatto episodico di quel 2 febbraio del 1575. Dal momento infatti in cui fece l’esperienza dell’amore di Dio, Camillo venne ferito “di colpo così profondo che mentre visse poi ne portò sempre la memoria e i segnali nel cuore” (Vms 45).

Chiamato al suo vero conoscimento”.

“Suo conoscimento”: “suo”, di chi? Di Camillo o di Dio? La narrazione poi chiarisce la cosa: si tratta infatti dell’uno e dell’altro.

Ingenocchiato sopra un sasso cominciò con insolito dolore, e lagrime che piovevano da gl’occhi suoi à piangere amaramente la vita passata. Dicendo…: ah misero et infelice me che gran cecità è stata la mia a non conoscere prima il mio Signore?” (Vms 46).

Camillo “porta lo sguardo al centro” di sé e lì fa la scoperta più sconcertante della sua vita: vede “le macchie e bruttezze… del suo miserabil stato” e lì vicino un Dio che lo ama comunque. Forse Camillo ha sempre ricordato quel giorno come il “giorno della sua conversione”, non certo perché da allora visse di rendita; piuttosto forse quella fu la prima volta che guardò in modo nuovo Dio, iniziò a scoprirne il vero volto, che è “sempre-oltre” i nostri schemi, le nostre idee, le nostre immagini, i nostri ideali. Dal momento in cui permise al volto di Dio di risplendere di luce propria, ne rimase invincibilmente attratto. Camillo scopre che Dio è Dio e non un uomo, che non può essere racchiuso nelle strettoie delle nostre prospettive, che è novità continua e continuamente ci sorprende…, che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri…

Il vero conoscimento “di Dio” da parte di Camillo è quello di una misericordia al di là di ogni speranza. L’esperienza spirituale di Camillo appare profondamente segnata da una nuova presa di coscienza (alla luce di Dio questa volta e non solo di sè stesso) dei propri limiti e peccati.

Viene da pensare all’arguta battuta di O. Wilde: “esperienza: il modo in cui gli uomini chiamano i propri errori”. In effetti il “suo principale esercitio [era quello di] farsi ogni giorno un pasto di pianto per i peccati della passata gioventù” (Vms 47). Il biografo sottolinea in almeno due occasioni la condizione di “una certa sorte di disperatione” (Vms 40; “mal condotto come huomo quasi disperato”: Vms 42) in cui versava Camillo. Da quel giorno invece scoprì un volto nuovo – il volto vero di Dio – per il quale valeva la pena dare un taglio definitivo al passato e iniziare una vita radicalmente nuova.

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